Famiglia icona della Trinità

La famiglia scultura vivente del mistero di Dio. L’espressione scultura vivente è ripresa dall’Amoris Laetitia:

«la coppia che ama e genera la vita è la vera “scultura” vivente, capace di manifestare il Dio Creatore e Salvatore…. In questa luce, la relazione feconda della coppia diventa un’immagine per scoprire e descrivere il mistero di Dio, fondamentale nella visione cristiana della Trinità che contempla in Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito d’amore» (AL, n. 11).

La famiglia è scultura vivente in quanto icona dell’amore di Dio «Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi» (AL, n. 121).Nella misura in cui gli sposi vivono la “carità coniugale” e assumono come misura del loro amarsi l’amore di Dio, manifestano il volto del Dio Uno e Trino. L’amore umano assunto dall’amore divino, attraverso la grazia sacramentale del matrimonio, fa del concreto vivere degli sposi  un’icona del Dio invisibile:

«Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato»(AL, n. 120).

L’amore reciproco che gli sposi si comunicano è radicato nella grazia battesimale «che stabilisce l’alleanza fondamentale di ogni persona con Cristo nella Chiesa» (AL, n.73). Questo è un punto nevralgico per comprendere la preziosità del matrimonio cristiano:

«Nella reciproca accoglienza e con la grazia di Cristo i nubendi si promettono dono totale, fedeltà e apertura alla vita, essi riconoscono come elementi costitutivi del matrimonio i doni che Dio offre loro, prendendo sul serio il loro vicendevole impegno, in suo nome e di fronte alla Chiesa» (AL, n. 73).

La promessa di amare sempre, incondizionatamente, liberamente, è radicata nell’amore di Dio e nei doni di Dio, che lo Spirito Santo continuamente elargisce agli sposi. Si tratta di prendere sul serio, come esorta Papa Francesco, tale impegno in nome di Cristo Sposo di fronte alla Chiesa Sposa.

Non c’è ambito nella vita di coppia, familiare, che non sia pervaso dallo Spirito di Dio:

«Cristo stesso viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio. Egli rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo» (AL, n. 73).

Cristo Sposo è presente permanentemente nella vita di coppia. Non c’è nulla che possa impedire di rimanere e agire per e con gli sposi, neppure il peccato. Attraverso il sacramento del matrimonio, non solo i nubendi si sposano nel Signore, ma, in un certo senso, “sposano il Signore”.

La vita matrimoniale avanza per la Grazia e nella Grazia. “Sposare il Signore” vuol dire fare della sua presenza il cuore del cuore della coppia, la fonte dalla quale attingere la forza necessaria per vivere con impegno l’amore coniugale.

«Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del matrimonio Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore»(AL, n. 121).

I lineamenti della Trinità che attraverso lo Spirito Santo sono impressi indelebilmente nel cuore degli sposi, nella loro carne, nella loro esistenza, possono essere esplicitati in termini di:

Dono

Accoglienza

Condivisione.

La Trinità è comunità d’amore nel segno del dono, dell’accoglienza e della condivisione. Il Padre dona eterno amore al Figlio. Il Figlio si dona eternamente al Padre. Il Padre e il Figlio sono eterna accoglienza, permanente condivisione (cf. Mt 11,27; Gv 17,21). Lo Spirito Santo è il dono del Padre al Figlio; è il donarsi del Figlio al Padre; è l’accoglienza del Padre e del Figlio, la loro eterna condivisione d’amore.t

Se è vero che «la Trinità è presente nel tempio della comunione matrimoniale» (AL, n. 314), ciò vuol dire che gli sposi, accogliendo il dono d’amore di Dio nel loro concreto amarsi, imparano a vivere la logica divina del donarsi, dell’accogliersi e del condividere. Amare è donarsi. Donarsi è accogliere e condividere.

Tutto questo avviene non fuori dell’ordinarietà della vita familiare, ma all’interno del vivere quotidiano. Infatti, la missione degli sposi è quella di «rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la sua vita per lei» (AL, n. 121).

L’amore coniugale non è qualcosa di meramente razionale o semplicemente emotivo, ma una realtà visibile e vivibile. L’amore si esplicita attraverso gesti, parole, sguardi, abbracci, carezze, silenzi, lacrime, sorrisi… tutto ciò che attiene alla gamma relazionale che è propria della vita umana. Proprio all’interno di questo vissuto si manifesta l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa.

L’amore è un’esperienza luminosa, visibile, che coinvolge ed avvolge, “fa luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5,15b). La casa è la famiglia, la Chiesa «Il matrimonio cristiano è un segno che non solo indica quanto Cristo ha amato la sua Chiesa nell’Alleanza sigillata sulla Croce, ma rende presente tale amore nella comunione degli sposi» (AL, n. 73). «Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce; sono l’uno per l’altra, e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi» (AL, n.72).

Gli sposi ricevono la salvezza dalla Croce di Cristo per mezzo della Chiesa e sono il “richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce”. La Croce non è esaltazione della sofferenza, ma rivelazione dell’amore di Dio nella sofferenza. Non è la Croce che ci ha salvati ma l’amore di Cristo rivelato attraverso la Croce.

L’amore è un’arte

Come possiamo ben comprendere, l’impegno assunto dagli sposi di amarsi incondizionatamente e liberamente, per sempre, richiede un processo di crescita dinamico, graduale e progressivo:

«non si deve gettare sopra due persone limitate il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa, perché il matrimonio come segno implica un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio» (AL, 122). «Nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare» (AL, n. 325).

L’amore è un’arte da assumere ed esercitare, da acquisire giorno dopo giorno, con pazienza e tenacia.

«Noi cristiani ammiriamo la bellezza e ogni momento familiare come il luogo dove, in modo graduale, impariamo il significato e il valore delle relazioni umane. Impariamo che amare qualcuno non è soltanto un sentimento potente, è una decisione, un giudizio, una promessa» (cfr E. Fromm, L’arte di amare).

Il citato Eric Fromm afferma, nel suo famoso libro “L’arte di amare”, che “Il primo passo è di convincersi che l’amore è un’arte così come la vita è un’arte: se vogliamo sapere come amare dobbiamo procedere allo stesso modo come se volessimo imparare qualsiasi altra arte, come la musica, la pittura, oppure la medicina o l’ingegneria”.

Scrive Papa Francesco:

«si vede che Paolo vuole insistere sul fatto che l’amore non è solo un sentimento, ma che si deve intendere nel senso che il verbo “amare” ha in ebraico, vale a dire: “fare il bene”. Come diceva sant’Ignazio di Loyola, l’amore si deve porre più nelle opere che nelle parole» (AL, n. 94).

L’arte dell’amore si acquisisce amando, imparando a conoscersi e a conoscere la persona amata. È un lavoro interiore oltre che esteriore, che esige maturità umana, psicologica, affettiva, spirituale, per superare forme infantili e adolescenziali di vivere la relazione di coppia. A tal proposito scrive Papa Francesco:

«È comprensibile che nelle famiglie ci siano molte difficoltà quando qualcuno dei suoi membri non ha maturato il suo modo di relazionarsi, perché non ha guarito ferite di qualche fase della sua vita. La propria infanzia e la propria adolescenza vissute male sono terreno fertile per crisi personali che finiscono per danneggiare il matrimonio. Se tutti fossero persone maturate normalmente, le crisi sarebbero meno frequenti e meno dolorose. Ma il fatto è che a volte le persone hanno bisogno di realizzare a quarant’anni una maturazione arretrata che avrebbero dovuto raggiungere alla fine dell’adolescenza. A volte si ama con un amore egocentrico proprio del bambino, fissato in una fase in cui la realtà si distorce e si vive il capriccio che tutto debba girare intorno al proprio io. È un amore insaziabile, che grida e piange quando non ottiene quello che desidera…» (AL, n. 239).

L’amore non è un sentimento determinato dall’umore del momento, ma è un’opera, un’azione concreta, visibile, efficace, orientata verso il bene della persona amata. L’amore è:

– dimenticanza di sé, esodo da sé per andare verso l’altro diverso da sé;

– un lasciare la “propria terra” (cf. Gen 12,1) per andare verso la “terra sconosciuta” dell’altro;

– rischiare;

– un’avventura , un viaggio  oltre le proprie sicurezza;

– un movimento di perdita per ritrovarsi nell’altro e con l’altro;

– fonte di salvezza perché libera dall’egoismo;

– rivelazione della verità ed unicità di ciascuno.

«La missione forse più grande di un uomo e una donna nell’amore è questa: rendersi a vicenda più uomo e più donna. Far crescere è aiutare l’altro a modellarsi nella sua propria identità. Per questo l’amore è artigianale» (AL, n. 221).

Santi nel quotidiano

Imparare l’arte dell’amore significa diventare santi nel quotidiano, nell’ordinarietà della vita famigliare. Una santità fatta di piccoli gesti quotidiani:

«la spiritualità dell’amore famigliare è fatta di migliaia di gesti reali e concreti. In questa varietà di doni e di incontri che fanno maturare la comunione, Dio ha la propria dimora» (AL, n. 315);

«una comunione familiare vissuta bene è un vero cammino di santificazione nella vita ordinaria e di crescita mistica, un mezzo per l’unione intima con Dio» (AL, n. 316).

Papa Francesco utilizza espressioni sorprendenti e profeticamente dense di significato, soprattutto quando parla di “crescita mistica” della coppia. Non si tratta di misticismo, tutt’altro:

«Pertanto, coloro che hanno desideri spirituali profondi non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita nella vita dello Spirito, ma che è un percorso che il Signore utilizza per portarli ai vertici dell’unione mistica» (AL, n. 316);

«I coniugi danno forma con vari gesti quotidiani a questo spazio teologale in cui si può sperimentare la presenza mistica del Signore risorto» (AL, n. 317).

Per ben tre volte, Papa Francesco parla della mistica della coppia, in termini di crescita, di unione e di presenza del Signore risorto.

Il termine mistica rinvia al mistero, alla grazia, che gli sposi cristiani sono chiamati ad assumere, sperimentare, vivere, testimoniare all’interno del proprio vissuto relazionale. La mistica è la condizione fondamentale, ontologica, della vita battesimale:

«Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova….Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa» (Papa Francesco, Gaudete et exsultate n.14).

Sebastiano e Maria Fascetta