Rilettura personalizzata della vicenda del profeta Osea

Mi chiamo Osea.

Il Signore mi scelse fin dal grembo materno per annunciare la sua parola nel regno del Nord. In uno dei miei viaggi incontrai una donna bellissima, dai lunghi capelli neri e dagli occhi profondi come il cielo stellato. Il suo nome era Gomer. Persi la testa per lei. E lei ricambiava il mio amore con passione.

Ci sposammo secondo la legge di Mosè. Nei primi tempi del matrimonio Gomer mi sostenne nel mio ministero di annuncio della parola, ma poi divenne sempre più insofferente, acida.

Oggi mi rendo conto che avrei dovuto esserle più vicino, vicino nell’educazione dei nostri tre meravigliosi figli. Ma io in quel momento consideravo sopra ogni cosa la mia missione.

Fu così che la persi piano piano. Gomer si fece coinvolgere dalle sue amiche cananee, incominciò ad essere attirata dai culti pagani dai quali traeva piacere e soddisfazione fino a darsi alle pratiche della prostituzione nel tempio cananeo della nostra regione.

Forse lì trovava quello che io piano piano non le davo più: attenzione! Maledico i giorni di questa mia indifferenza! Perchè condussero Gomer a compiere l’atto più riprovevole per la legge di Mosè e più umiliante per un uomo: il tradimento , l’adulterio.

Quando scoprii cosa faceva durante la mia assenza, divenni come un cane rabbioso, se l’avessi avuta sottomano avrei potuto anche ucciderla. Mi sono sentito un fallito: un marito fallito e umiliato, un padre fallito e messo in ridicolo, un uomo fallito e devastato.

In un primo momento, con la rabbia che annebbiava la mia mente e il mio cuore, decisi di mettere in atto le prescrizioni della legge: l’avrei ripudiata davanti a tutto il popolo, sarebbe stato anche il mio atto di riscatto, l’avrei accusata rivelando tutte le sue azioni, avrei sbarrato la porta di casa non permettendole di entrare in quel nostro luogo che avrebbe dovuto essere sacro, l’avrei costretta a ritornare a me in ginocchio.

Avevo persino coinvolto i nostri figli dicendo loro chiaramente di quale vergogna si era ricoperta la loro madre. Le avrei tolto tutto, anche i vestiti che aveva addosso e l’avrei umiliata davanti ai suoi amanti, tutti i suoi gioielli e tuti i suoi profumi li avrei gettati ai porci. Non volevo più avere niente a che fare con lei !!

Ma nonostante quella furiosa rabbia compresi che non potevo prendere nessuna decisione, così mi recai nel deserto per ascoltare il mio cuore.

Lì dopo giorni di lacrime compresi che l’amavo ancora, ricordai i giorni in cui eravamo stati l’uno per l’altra, le fatiche e le gioie che avevamo condiviso, come ci eravamo sentiti destinatari dell’amore di Dio creatore.

Il mio cuore di pietra nel deserto si trasformò in cuore di carne e allora presi una decisione, feci un atto di volontà, volli dare un’altra occasione alla mia sposa. l’avrei portata con me nel deserto, dove Dio parla al cuore ed io stesso avrei parlato al suo cuore: le avrei detto che volevo fidarmi ancora di lei, che non volevo vedere più il sul tradimento ma non perché lo ignoravo, ma perché lo avevo perdonato.

Volevo aprire una porta alla speranza, avremmo potuto nuovamente gioire del nostro stare insieme,. Io la amavo oltre ogni umiliazione. Ho creduto alla parola del mio Signore che mi prometteva di trasformare la valla di Acor in porta di speranza, in un sentiero per una nuova vita , una nuova possibilità. Gomer da parte sua si è sentita amata , accettata nelle sue fragilità e mi ha donato ancora tutto il suo essere, corpo e cuore.

Anche in nostri figli sono rinati nella relazione tra di loro e nei nostri confronti. Nel deserto io e Gomer, abbiamo compreso l’importanza di ascoltarci, di guardarci con gli occhi di Dio; abbiamo incominciato a capire che il nostro non è un amore perfetto, ma un amore che vive di conflitti, di cadute che però non devono costituire l’ultima parola, ma il punto di partenza per un inizio sempre nuovo e realizzare il progetto originario d’amore che Dio ha in serbo per noi.

Così abbiamo deciso che nei momenti più duri, più pesanti ci prederemo per mano e ci diremo a vicenda: Ti farò mia sposa per sempre; ti farò mio sposo per sempre.

Maria e Sebastiano Fascetta