RUT E BOOZ

Lo stupore di un amore tardivo

E’ possibile essere felici una seconda volta? E’ possibile sperimentare di nuovo stupore e passione? Si può essere felici quando la vita ti ha segnato, quando si è conosciuto la morte, il venire meno di relazioni importanti, la separazione?

La risposta a queste domande ce le dà la Scrittura narrandoci un amore tardivo, inaspettato che nasce in una condizione di solitudine e disperazione: l’amore tra Rut e Booz.

Chi è Rut? E’ una moabita che aveva sposato uno dei figli di Elimelec, un israelita migrato nei campi di Moab a causa di una carestia che aveva colpito il suo territorio. Muore il suocero di Elimelec e il marito, lasciandola senza figli.

Rut rimane con la suocera Noemi con la quale torna nel paese di Giuda. Rimane fedele all’amore per la suocera e va in un paese dove è considerata una straniera; accoglie tutto di lei: il suo popolo, il suo Dio. E’ una donna disillusa.

Non ha più nessuno che la mantenga ma trova la forza di reagire alle sue disgrazie anche se è costretta a umiliarsi e a elemosinare le poche spighe cadute.

E’ ancora bella e avvenente anche se non più giovanissima, ma la bellezza è un peso da portare ora che non c’è più il suo uomo a fianco e rischia di essere importunata mentre spigola nei campi.

E’ proprio nei campi che viene notata da Booz.

Un uomo un po’ avanti negli anni che non si illude di piacere, proprio per questo il suo approccio con Rut, il suo corteggiamento è molto discreto, fatto di piccoli gesti di cura, parole cordiali che lentamente accendono il desiderio.

Egli non osa farsi avanti in maniera sfacciata perché sapeva delle sofferenze che affliggevano Rut e quindi non si fa travolgere dalla passione, non ne ha più l’età, ma da un profondo senso di rispetto. Ma più forte di ogni paura è l’amore! Rut prende l’iniziativa e intrufolandosi nel giaciglio di lui, gli dona calore e lo sorprende con la sua audace richiesta: “sposami”.

In Booz allora rinasce lo stupore, si sente scelto e nella delicatezza dei suoi gesti si scorge un amore rispettoso dell’altra posta di fronte; in quella situazione avrebbe potuto approfittare di Rut invece fa in modo che nessuno la veda e la fa andare via di buon mattino.

Sicuramente in questa storia d’amore non scorgiamo l’impeto e la passione di una giovane coppia, come poteva essere quella del Cantico dei Cantici, piuttosto un amore gentile capace di scorgere un nuovo inizio che non pretende di cancellare il passato ma di fasciare un cuore ferito.

Nel viaggio di Rut in una terra straniera possiamo intravedere un cammino interiore nel deserto dell’anima, nella carestia di un cuore consumato dalla sofferenza e così un lungo e complesso percorso è necessario anche per capire come una storia d’amore possa riprendere dopo il dolore, la morte.

Il sentirsi straniera in una terra nuova rappresenta bene il disorientamento di Rut, dopo il lutto è costretta a ridefinire la sua esistenza e a fare i conti con imprevisti inattesi.

Occorre un lungo viaggio interiore per imparare a vivere nella nuova realtà, trasformata dal lutto, da una separazione, da un divorzio. Rut ha saputo riaprirsi alla vita e risvegliare in un uomo straniero, non più giovane, uno stupore dimenticato. Lei stessa ora può guardare alla vita con lo stupore di chi ha ricevuto un dono inatteso.

Ma in questo cammino Rut ha una compagna di viaggio: la suocera Noemi che non cerca di legare a sé la nuora creando una dipendenza affettiva ma la incoraggia ad aprirsi alla vita nonostante tutto, la indirizza, la sostiene.

Non è forse questo il ruolo anche della comunità cristiana che deve incoraggiare, sostenere, mostrare una vita a tutti coloro che per varie vicissitudini della vita si ritrovano davanti a una seconda chance?

Maria e Sebastiano Fascetta